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16.9.10

Exclusivo: Te presentamos TypeDonald´s (en Paraguay)

TYPEDONALDSx
(El logo y el concepto de TypeDonald´s es una creación de El Norbi Baruch)
Antes de las Séptimas Jornadas Universitarias sobre Diseño de la Información, del 10 de noviembre, en Buenos Aires, El Norbi se va a Paraguay. Invitado por la Universidad Católica de Asunción, él estará dando un taller sobre infografía de autor, donde tratará de demostrar que la erudición que tratan de cultivar los infógrafos para ser respetados por los periodistas, sólo les ha servido para tratar su baja autoestima, sin animarse a hacer periodismo visual de verdad y acercarse a la gente.
Como coincide el infógrafo español Samuel Granados, del diario Público, en su próxima columna. "Lo único que hace falta es un puntito más de alfabetización visual en el receptor. Puntito que al final no tendremos nunca, si como bien dices, colegas de allí y de aquí se resguardan en el facilismo y lo calentito que se está en las infos-para-fasci-culos en lugar de explotar fórmulas que permitan ver otra perspectiva de las cosas".
En el marco de Designio, Jornadas de Diseño UCA 2010, El Norbi estará junto a diseñadores de la talla del gurú alemán Gui Bonsiepe, para hablar de tipografías. El título de su charla, del día 7 de octubre, será "Comiendo Tipografías". Él hará un paralelismo entre los usos de la tipografía y la comida chatarra.
"Muchas veces, los diseñadores no saben entender lo que quieren decir las tipografías, ni para que sirven, y terminan haciendo un Big Mac, mezclando aros de cebolla sin serif en medio de un relato más serio que necesita otro tipo de font". Si querés dejar de tragar tipografía chatarra, no vayas a TypeDonald´s.(El logo de TypeDonald´s fue creado por El Norbi)

11.9.10

Exclusivo: Hablamos con el italiano Federico Mancosu

sabotage_beastie_boys_federico_mancosu_minimalist_movie_poster
(Sabotage - Beastie Boys / Directed by Spike Jonze (1994))
EXCLUSIVOCome sei arrivato a pensare a dei poster sui video musicali?
Dopo aver sviluppato una ventina di poster minimalisti dedicati ad alcuni cult movies italiani, più o meno conosciuti anche all’estero, mi è venuto in mente di dedicare una nuova serie di lavori ai video musicali. Sinceramente, credevo che ci avesse già pensato qualcuno - di recente ho visto poster minimalisti dedicati a film, registi, serie tv, videogames - ma non avrei mai pensato che fossi stato il primo a pensare ad una serie rivolta ai video musicali. Ho sempre avuto una passione per i lavori di registi come Michel Gondry, Spike Jonze, Chris Cunningham, Jonathan Glazer. Negli anni ’90 e nei primi anni dell’anno 2000, si sono visti i migliori videoclip mai realizzati, è un vero peccato che oggi non si vedano più prodotti originali e sperimentali come quelli di quella golden age, ora la maggior parte dei registi abusa troppo degli effetti speciali in computer grafica, si producono videoclip troppo patinati, poco originali e senza una vera anima geniale e creativa.
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(Scar Tissue - Red Hot Chili Peppers / Directed by Stephane Sednaoui (1999))

Qual è stato il criterio per scegliere le canzoni? Sei stato un musicista o regista?

Purtroppo non sono nè un musicista e nè un regista, ma nella prossima vita vorrei essere uno dei due. Il concetto iniziale, era quello di creare 10 poster,
ma non volevo abusare dei numerosi spunti che mi potevano offrire i video di Michel Gondry, Spike Jonze o Jonathan Glazer, volevo evitare una certa disparità nella scelta dei soggetti, non volevo fare quattro poster dedicati ai lavori di Gondry, tre a quelli di Jonze ecc. Quindi ho voluto realizzare 10 poster per 10 registi diversi. Nonostante John Landis sia più conosciuto per i suoi film che per quei pochi video che ha diretto, non potevo escludere “Thriller”. “Video Killed the Radio Star” l’ho scelto per la sua valenza storica, è il primo video ad essere stato trasmesso da MTV, a girarlo fu Russell Mulcahy (il regista di “Highlander”), un vero pioniere della storia del video clip. Devo ammettere che non è stato facile optare uno dei tanti capolavori diretti da Michel Gondry, alla fine ho scelto quello di “Around the World” dei Daft Punk, quando lo vidi per la prima volta fu amore a prima vista sia per il video che per la canzone, anche se il video di “Star Guitar” che Gondry diresse per i Chemical Brothers, rimane uno dei miei video preferiti di sempre. Non poteva mancare “Sabotage” dei Beastie Boys diretto da Spike Jonze, ogni volta che lo vedi, ti viene da chiederti se sia nato prima il brano o il video.
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(Devil`s Hair Cut - Beck / DIrected by Mark Romanek (1996))
Qual è la tecnica che hai usato? (Sembrano vettoriali, ma il risultato finale è vintage)
Le opere partono da idee che prima disegno su carta in maniera approssimativa, lo faccio per capire subito se il concetto può funzionare o meno. Dopodiché l’idea viene sviluppata vettorialmente, per i colori ricavo la quadricromia ad una mazzetta Pantone, infine importo il file vettoriale su Photoshop dove applico una finitura “vintage” che impreziosisce l’essenzialità del disegno vettoriale e rende le tinte piatte più calde.
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(Hey Boy Hey Girl - The Chemical Brothers / Directed by Dom & Nic (1999))
Quanto tempo occorre per sviluppare uno di questi manifesti?
Escludendo qualche eccezione, non ci vuole molto per realizzarli. Il più delle volte, ci vuole più tempo a idearli che a svilupparli, la parte più divertente in questo tipo di progetto è pensare a come rappresentare un film o un videoclip basandosi su una scena, un oggetto, o altri elementi evocativi. Delle volte degli amici, guardando i miei poster, mi dicono: “Potresti farne uno per il film X o il video Y rappresentandolo in questo modo…”,
io li interrompo subito, perché mi rovinano tutto il divertimento.

Qual è stato il più difficile da risolvere, dato che il creativo?
Di questa serie, nessuno in modo particolare, ho trovato più difficoltà per alcuni film dell’altra serie di posters che ho precedentemente realizzato.
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(Around the World - Daft Punk / Directed by Michel Gondry (1997))
Quale ti piace di più e perché?
Il mio preferito è quello che ho dedicato a “Thriller”, per questo storico video dovevo per forza creare qualcosa di adeguato. Penso che con poche linee e pochi elementi, sia riuscito a creare qualcosa di molto iconografico. L’idea del naso e della bocca del MJ/Zombie raffigurati con il nome dell’artista e il titolo del brano, mi è venuta in mente durante il processo di lavorazione; inizialmente ho cercato di riprodurli attraverso dei font già esistenti, ma poi ho preferito disegnare i caratteri da zero partendo da degli sketch su carta.
Il risultato finale riesce a rendere omaggio a Michael Jackson senza cadere nel kitsch. Penso che questo poster possa piacere anche a chi non è un grande fan di MJ.
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(Thriller - Michael Jackson / Directed by John Landis (1983))

Qual è quello che preferisci di meno e perché?

Tra i poster che ho realizzato, quelli che amo di meno, sono quelli meno minimalisti che non interagiscono in maniera ludica con chi li osserva. La parte più divertente dei poster minimalisti, è quella di cercare di individuare il soggetto anche senza leggerne il titolo. Nella serie dedicata ai video, quello che mi esalta di meno, è quello di “Radio Killed the Radio Stars”, ma devo anche ammettere che non adoro particolarmente né il video né la canzone.
Anche quello di “Scar Tissue” non mi esalta, ma sta trovando diverse approvazioni.
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Stai lavorando a dei nuovi manifesti?
Per il momento no, sono molto occupato con il mio lavoro di web designer e con le richieste delle stampe della serie dedicata ai video e ai film, in più sto organizzando una piccola esposizione dedicata alla serie sui film italiani all’interno di una libreria specializzata sul mondo del cinema situata al centro di Roma. Appena avrò tempo svilupperò altre locandine sui cult movies italiani e naturalmente ci sarà una nuova serie dedicata ad altri celebri video musicali.

10.9.10

Viva la infografía de autor

Imagen 15x
(Por El Norbi Baruch) Hoy sigue existiendo una separación en el pensamiento impreso. Es que la invención de un herrero alemán llamado Johannes Gutenberg hacia el año 1450 estableció una dependencia exagerada del lenguaje basado en las palabras.
El pensamiento líneal de una cosa a la vez le ganaba la batalla al pensamiento visual de todo de una vez. Entonces, en las redacciones, los recursos visuales terminaban siendo recursos de emergencia, sin previsión, y esto era porque (1) el periodista no había encontrado la información que había prometido o (2) porque el recurso fotográfico no había sido explotado como debía. Esto ocurría antes y vuelve a ocurrir hoy, por responsabilidad editorial y, lo peor, por culpa de los propios responsables visuales de los diarios.
En realidad, el infógrafo-ilustrador-fotógrafo-diseñador, al ser la última persona que interviene en el hecho no llega a procesarla desde un principio correctamente, ya que no maneja los mismos niveles de información. Esto hace que el lector pierda una buena posibilidad de ver una comunicación integrada.
Así nos encontramos con ilustraciones bonitas, ricas en colores e infografías recargadas de programas de 3D. Si a eso se le suma la irrupción de las computadoras en las redacciones, la escena es aterradora. Con una lluvia de filtros de Photoshop y formas frías de Strata sin alma, la información vuelve a estar en el texto, como antes de las tortas de William Playfair, de fines del 1700.
Muchos de esos artistas aceptaron que su mente sea deleteada por temor a perder una posibilidad de publicar. Pero su brillante intervención superficial termina yendo en contra de su arte. Les interesa más seducir a sus lectores a que miren su bellas líneas, que a darles la información.
¿Quién inventó las fiebres, barras y tortas? La respuesta nos sentará en la mesa del debate. Los primeros diagramas de fiebres, gráficos de barras y tortas se conocieron en 1786, en Londres. Ya nadie puede negar la importancia que han tenido estos inventos para la mejor comprensión de la información. Pero esta invención iluminó el mundo inexpugnable de los números.
primerINFO
Cuando en 1786, el dibujante escocés William Playfair inventó el diagrama de la fiebre, el gráfico de barras y el gráfico de torta, no buscaba lograr una estética interesante. Él demostró que la visualización de números y estadísticas era un buen método para ayudar a la gente a entender su significado.
Hoy, el infógrafo debería desempeñar un papel más importante en el proceso comunicativo que el que tiene hoy en las redacciones. Ese periodista visual se encuentra en el centro de «una explosión de información», como sostenía el norteamericano Nigel Holmes.
Pero esos datos, que aún no se han convertido en información, deberían aceptar una traducción más creativa, más cercana a la gente y no tan cerrada, sólo entendible por los colegas. Muchas veces, el infógrafo trata de demostrar su erudición para ser respetado por los periodistas, históricos dueños de la pelota (en términos futboleros de la calle). Pareciera que los infógrafos no han podido todavía salir de su baja autoestima para animarse a hacer periodismo visual de verdad. Esa transformación que hizo el periodismo textual de la pirámide invertida y las preguntas que debían contestarse en el primer párrafo de la nota, dieron paso a la nueva narrativa gonzo y más cerca a la del realismo mágico latinoamericano.
Los infógrafos todavía están construyendo la pirámide invertida de los cincuenta, con programas de 3 D, sin importarle el lector, que siente que esa infografía parece arrancada de algún libro de texto de su infancia.
Hoy, la creatividad, el pensamiento lateral y lo lúdico, deberían definitivamente entrar en la redacción y en los departamentos de infografía de los diarios que todavía existen. Porque el periodismo del futuro cercano (la semana que viene) no puede ser html, ni la infografía un simple render de 3D Studio Max.
Para que la infografía se vuelva a encontrar con la gente, viva la infografía de autor.
(Parte del taller que El Norbi Baruch dará el 5 de octubre en la Universidad Católica de Asunción, Paraguay, en el marco de Designio, Jornadas de Diseño UCA 2010, junto a diseñadores de la talla del gurú alemán Gui Bonsiepe)

Exclusivo: El esqueleto del marciano de Toy Story, según Jason Freeny

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Y volvemos con el norteamericano Jason Ralph Freeny y su universo lúdico. Primero fue un perrito hecho con globos, Balloon Dog, con su línea de tiempo. Después su Anatomie Gummi Bär, con su poderoso sistema nervioso que no es otra cosa que un osito realizado con esa goma masticable. Estos fueron sus primeros intentos por acercarse a ese mundo infantil que él reconoce que lleva adentro. Luego de hacer a un hombrecito de Lego, con su línea de tiempo totalmente visual en la parte inferior como como su Balloon Dog, se metió con Kitty.
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El artista nos contó, en su momento, que buscó documentación médica sobre la anatomía femenina para no equivocarse a la hora de utilizar recursos cercanos a la infografía. No olvidemos que los anteriores, a pesar de de ser fantásticos e inexistentes (un osito masticable, un perro hecho con globos y un muñeco de Lego), no debían perder sus características de típicas de género. Pero ahora no se meta ni con un animal macho ni con una gatita, sino con un marciano.
Nuevamente, Jason Ralph Freeny nos cuenta desde su iPhone, mientras camina por Silver Spring Maryland. Cuando le preguntamos cómo imaginó que sería la estructura osea de un extraterrestre. "He would make a good skeleton having a human head and the body of a fish".
A la hora de responder sobre su inspiración, Freeny no duda en hacer un paralelismo entre estos trabajos y cierto material científico. "The style is similar so as to look like a standard anatomical chart you would see in a doctors office".
Si bien, sus trabajos tienen diversos estilos, no son pocos los que responden a esta búsqueda en las cercanías de lo infográfico. Pero la formación que tiene este oriundo de Washington poco tiene que ver con lo periodístico. "I studied Industrial Design at Pratt institute", para agregar: "Self taught illustrator".
Confiesa que su pasión es la ilustración, que empezó utilizando un aerógrafo, pero su actualidad lo encuentra entregado a lo digital. "Objects modeled in Maya and composited in Photoshop and Illustrator", concluye.
Para ver el paso a paso del esqueleto del marcianito de Toy Story, pueden entrar en Chillart, el blog de arte de Visualmente.

9.9.10

Exclusivo: El minimalismo llega a los afiches de videoclips

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EXCLUSIVO Lo hicimos otra vez. Como lo hicimos cuanto te presentamos al austriaco Albert Exergian o al brasileño Pedro Vidotto,. Y más recientemente lo hicimos con el francés Ty Lettau. Todos ellos habían generado la mirada de los blogs, como si fueran parte de una campaña publicitaria viral de Adobe. Bueno, de Lettau se podría sospechar, ya que trabaja en la factoría de Illustrator y Photoshop. Pero más allá de la ironía es triste ver a los blogs preocuparse por copiar y pegar, sin investigar lo más mínimo. Esta carrera por publicar post sin importancia están convirtiendo a Blogger en una especie de Facebook para adultos mayores.
Pero Visualmente no es así y nuevamente te trae al creador que está detrás de la creación. Y siguiendo con esto del minimalismo en diseño llegamos al artista visual italiano Federico Mancosu, que ha visto subir sus afiches conceptuales de videoclips a las principales vidrieras de la web, sin que nadie cruzara una palabra con él. Por eso, este sábado te lo vamos a presentar.
En un largo reportaje, Mancosu nos contará cómo trabaja, qué afiches les gustó más, qué técnica usa y cuáles no les gustó mucho. Desde el "Thriller" hasta el "Scar Tissue" de los Red Hot Chili Peppers, que dirigió Stephane Sednaoui (1999), pasando por "Video Killed the Radio Star" del australiano Russell Mulcahy (Resident Evil: Extinction), tendrá su lugar en la explicación de su autor.

8.9.10

Último momento: Laura Varsky en las Séptimas Jornadas Universitarias sobre Diseño de la Información

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Imagen 17 Te la presentamos en junio. El tipógrafo argentino Ale Paul (uno de nuestros exponentes en Quintas Jornadas Universitarias sobre Diseño de Información) nos advirtió, con cierta seriedad poco conocida en él. "Nunca antes hemos visto la ilustración tan vinculada a la tipografía". Es que la ilustradora argentina Laura Varsky había creado, junto con Paul, la tipografía Lady René.
"Dibujos y letras se unían y potenciaban en mis ilustraciones. Lo dicho y lo no dicho. La certeza de lo transmitido y la invitación a la libre interpretación. Así es como llega al día de hoy mi primera fuente tipográfica, Lady René", agrega Varsky.
Esta concepción creativa que mezcla la ilustración con la tipografía nos llevó a invitar a Varsky a nuestras jornadas del 10 de noviembre. Un adelanto de su tipografía, en este reportaje exclusivo que le hicimos en. junio
laura varsky
1) Cómo das el salto de la ilustración a la tipografía?
En mi caso creo que todo empezó de modo inverso. Primero fue la tipografía y luego la ilustración.
No solamente por el hecho de ser diseñadora gráfica sino porque he dado clases en la Universidad de Buenos Aires durante más de 10 años en la materia Tipografía. Fue (y sigue siendo) un eje fundamental en mi trabajo.
Es por eso que a la hora de empezar a ilustrar el dibujo de letras apareció casi instintivamente.
Una profesora mía decía que uno suele dibujar a sus personajes parecidos a sí mismo porque el mirarse frente al espejo todos los días deja una marca visual en tu memoria imborrable. Siendo así, tantas horas y horas observando tipografías hizo que lo primero que apareciera a través del lápiz fueran letras.
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2) Cómo definirías vos a la tipografía Lady René?
Trabajamos en crear una fuente que conservara la sensibilidad, calidez y espontaneidad del dibujo a mano y que, al mismo tiempo, permitiera generar textos orgánicos de un modo sencillo a través de las posibilidades del formato OpenType.
Desde mi propia experiencia utilizándola diría que lo logramos bastante bien. ϑ

3) Cómo nace la tipografía?

Yo venía trabajando bastante realizando ilustraciones con lettering. Ale Paul (a quien considero de los mejores diseñadores de tipos de hoy) sugirió que podíamos desarrollar una fuente tipográfica basada en las morfologías que estaba creando para mis dibujos. Me pareció un bello desafío.
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4) El tipógrafo piensa en la posterior aplicación, vos en qué aplicación pensaste para la tipografía?
En lo primero que pensé es en aquello que me gusta “escribir” a mí (no me refiero literalmente a escribir sino a dibujar tipográficamente). Cuentos, poemas, canciones. Porque proponen un ritmo particular y porque buscan transmitir emociones. Es por eso que elegí una canción clásica para niños norteamericana llamada “The cat came back” para realizar el catálogo o espécimen de la fuente. De hecho, en un principio iba a usar “Alicia en el país de las maravillas” pero justo vino el boom de la película y decidí ir por otro camino. Pero la historia transmite esa idea de fantasía y desprejuicio absoluto que me parece tan divertida y afín a Lady René.
El objetivo fundamental, independientemente de su aplicación es que el usuario sienta a la hora de componer un texto la misma libertad que siento al momento de dibujar mis letras. Que tenga un abanico de posibilidades lo más amplio posible. Que el tipear se transforme en un hecho creativo. Que estén dadas las herramientas necesarias para otorgarle al texto escrito digitalmente un espíritu y un ritmo orgánico, humano e imperfecto.
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5) En ciertos cds que vos diseñaste uno podía encontrar cierta búsqueda tipográfica. Qué lugar tiene la tipografía en el diseño?
Fundamental. Sin dudas, una de las cosas que distingue a un buen diseñador es el uso que hace de la tipografía. Porque en definitiva es el único elemento, o herramienta, que es casi exclusiva del diseño. De algún modo nos pertenece. Considero que el “cómo se dice” es una de las mayores responsabilidades de todo diseñador gráfico. Y debemos ser muy conscientes de nuestras decisiones en este sentido.
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6) Por qué se llama Lady René?
Hay un motivo que es bastante personal y que me da un poco de vergüenza decirlo.
Pero el origen es lúdico.., pensando en el personaje de un cuento que cobra vida desde las páginas de un libro en las mentes de sus lectores. En este caso, Lady René, es ese personaje.., reviviendo en el hacer de los diseñadores y las mentes de quienes la leen.
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